Legalita’=Destra? Maggio 17, 2007
Posted by trometamolo in opinioni, politica e societa'.trackback
In quest’ultimo periodo è forte la discussione sulla legalita’ e sulla sicurezza.Sarkozy in Francia ha costruito la sua vittoria puntando forte su questo argomento, in Italia il dibattito è esploso soprattutto dopo il sequestro di un pullman di pendolari in Piemonte da parte di tre ragazzi.La Destra ha prontamente cavalcato l’onda per continuare la sua campagna anti-immigrati (erano Albanesi i tre ragazzi) e per ergersi a paladina della sicurezza. Per alcuni infatti vale sempre l’assioma immigrato=delinquente.
La Sinistra nell’immaginario collettivo invece recita sempre il ruolo del papa’ indulgente,che ha paura di punire i “delinquenti” e cerca, invano, di capirli. Questa pero’ é solo una favola che a qualcuno fa comodo raccontare.Vorrei infatti citare tre esempi di sindaci di Sinistra che sul piano della legalita’ stanno facendo tanto: Cofferati che ha avuto il coraggio prima di smantellare alcuni insediamenti abusivi di immigrati, poi di ridare un certo decoro al centro di Bologna, ricevendo minacce,insulti e intimidazioni;Veltroni ha fatto sgomberare una serie di campi nomadi, non regolari, a Roma,ma ha anche trovato una sistemazione alternativa a coloro che erano in regola col permesso di soggiorno; ed infine il tanto bistrattato Zanonato,sindaco di Padova, la cui colpa è quella di cercare di disincentivare la prostituzione nella sua citta’, fatto che ha scatenato le ire di certa Sinistra “alternativa”.Qualcuno ha dimenticato che la giunta Zanonato ha salvato in questi ultimi cinque anni circa 150 prostitute, grazie ad appositi programmi di recupero e di inserimento nel mondo del lavoro,quello legale e retributo,non quello fatto di sfruttamento e di minacce.
Allora dove sta la differenza tra Sinistra e Destra?
La differenza sta nel metodo: per la Destra la sicurezza si ottiene attraverso la paura, la coercizione e la discriminazione, per la Sinistra attraverso la prevenzione, l’integrazione e la fiducia; garantire la legalita’ e la sicurezza significa garantire le fasce piu’ deboli e i ceti popolari, noi di Sinistra non dobbiamo avere paura di dirlo.
«Sarkozy sorpassa a sinistra Cofferati». La deriva securitaria dell’Unione
di Eleonora Martini
su Il Manifesto del 19/05/2007
Il sociologo Salvatore Palidda: allarmismi creati ad arte per erodere le domande di democrazia dal basso. L’Italia rimane tuttora un paese più sicuro di molti altri «Far funzionare una videocamera costa quanto lo stipendio annuale di un buon operatore di strada» «Nessuno ha il coraggio di unificare le forze dell’ordine né di contrastarne i poteri forti e intoccabili»
«Non è un caso se oggi puoi trovare un Sarkozy che scavalca a sinistra un Cofferati o uno Schwarzenegger più ecologista dei nostri verdi». Salvatore Palidda, sociologo esperto di polizie che da anni lavora sui temi della sicurezza urbana, non si meraviglia dell’opzione securitaria del centrosinistra o dell’uso strumentale della percezione di insicurezza che pervade sempre più le città e si insidia soprattutto nelle fasce sociali più disagiate. «Quando a parlare di sicurezza è una certa sinistra che non si è mai liberata dalle reminiscenze staliniste del vecchio Pci – che non era meglio dei fascisti sull’ordine e la disciplina – e contemporaneamente sposa la causa neo-liberal, non ci si deve stupire di una certa deriva repressiva e moralista».
Quanto è necessario un piano sicurezza per le nostre città?
Contrariamente agli allarmismi sollevati ciclicamente, le statistiche prodotte dalle stesse forze di polizia fotografano un paese sicuro, dove ogni anno ci sono molti meno omicidi della sola New York.
Sì, ma non viviamo a New York e forse facciamo fatica ad abituarci a una realtà che cambia.
E’ un gioco politico sfacciato quello di rilanciare periodicamente, fin dalla fine degli anni ‘80, allarmi attraverso casi di cronaca che sono ingredienti utili per creare un clima di paura. Utile ai poteri pubblici e privati che puntano alla richiesta di una delega sempre più forte e all’erosione sempre maggiore della domanda di democrazia dal basso. Parlare di sicurezza in termini generici, con concetti astratti e asettici, diventa automaticamente discriminatorio e produce inclusione o esclusione. Perché la sicurezza o è a garanzia di tutti gli esseri umani, o diventa ad appannaggio solo dei potenti e dei dominanti. In realtà chi ha più bisogno di tutela sono le persone più deboli: poveri, minori, anziani, rom, tossicodipendenti, chi vive in condizioni sfavorevoli ed è costretto alla marginalità.
Ma i reati sono aumentati o no negli ultimi anni?
Dal 1990 al 2006 il totale complessivo delle denunce è rimasto immutato mentre è diminuito il numero dei reati non denunciati ma intercettati comunque dalla polizia. Il paradosso è che mentre il numero dei reati è sostanzialmente uguale, sono aumentate le persone denunciate e arrestate. La popolazione carceraria prima dell’indulto si era triplicata perché la pratica repressiva è più intransigente verso le fasce di popolazione svantaggiata: rom, tossicodipendenti, giovani immigrati, i nuovi dannati della terra che vengono trasformati da capro espiatorio di turno in nemici pubblici della democrazia, del perbenismo e del progresso. Questo tipo di sicurezza serve solo a pompare il business del XXI secolo e a finanziare la produzione di videosorveglianza che, come dimostra l’esperienza di altri paesi, non serve a nulla. Mentre sottrae soldi al risanamento del degrado sociale.
E i costi di questa politica securitaria?
In Inghilterra hanno calcolato che l’installazione e la rilevazione di dati da una sola videocamera costa quanto lo stipendio annuale di un buon educatore di strada. E anche mantenere separati i diversi corpi delle forze di polizia è una spesa inutile oltre che infruttuosa. E’ incredibile che Amato rincorra Blair sul terreno securitario chiedendo soldi per incrementare il corpo di polizia, quando l’Italia è il paese che in proporzione ai suoi abitanti ha il più alto numero di forze dell’ordine al mondo. In Gran Bretagna sono molti di meno e in Francia sono la metà.
Nel progetto del Viminale c’è anche una task force mista polizia e carabinieri per contrastare alcuni tipi di crimini. Non è questa la direzione giusta?
Non serve a niente, dovrebbero unificare le forze dell’ordine completamente. Ma nessun politico italiano avrà mai il coraggio di farlo perché si tratta di opporsi a dei poteri forti e intoccabili. La produttività delle nostre forze di polizia è scarsa perché sono male organizzate, ma anche per i carrozzoni clientelari che si alimentano al loro interno. Da Scelba in poi tutti hanno solo gestito la lottizzazione del potere interno alle forze dell’ordine.
E in questo la sinistra non fa eccezione?
No, anzi. Destra e sinistra fanno a gara a indossare l’abito perbenista e securitario di chi non vuole farsi carico dei problemi sociali. E, come nel film Demolition man , aspirano a una società pulita, puritana, «vegetariana», dove gli esclusi vengono smaltiti, eliminati o ricondotti in territori dove non nuocciono alla morale e al decoro pubblico. Prendiamo Genova, una città normale dove i ragazzini possono girare da soli nel centro storico. Ogni tanto il prefetto, il sindaco o il questore, a turno lanciano un allarme prendendo a pretesto di volta in volta una categoria sociale, un quartiere o un tipo di reato. Così si distoglie l’attenzione dai veri problemi e il maquillage si può limitare al salotto buono della città. O prendiamo il sindaco di Padova, Zanonato, che scarica sulle prostitute la responsabilità della mancanza di decoro o addirittura dei problemi di sicurezza della città dimenticando che il problema viene dagli uomini, i suoi maschietti che vogliono usare un corpo di donna e senza i quali la prostituzione non ci sarebbe. I quartieri italiani sono talmente disgregati, segmentati, devastati socialmente che non esiste più alcuna dinamica collettiva. Ed è forse l’unico motivo per cui non abbiamo banlieues in rivolta come in Francia.
A PROPOSITO DI SICUREZZA:
LA LEGITTIMA DIFESA
L’ articolo 52, primo comma del codice penale stabilisce: >.
La legittima difesa rappresenta un residuo di auto-tutela che lo Stato concede al cittadino, nei casi in cui l’ intervento dell’ Autorità non può essere tempestivo.
Come si evince dalla lettera dell’ articolo, uno dei requisiti necessari perché la reazione all’ offesa possa apparire giustificata e legittima è la proporzione tra la > e > : ora l’espressione offesa indica, nell’ uso legislativo, la lesione o la messa in pericolo dell’ interesse protetto.
Alla luce della gerarchia di valori recepita nel nostro ordinamento costituzionale, si assume a termine del giudizio di proporzione il rapporto di valore tra i beni o interessi in conflitto : in questo senso, occorre operare un bilanciamento tra il bene tutelato e il bene leso, con la conseguenza che all’ aggredito che si difende non è consentito di ledere un bene dell’ aggressore “superiore” a quello posto in pericolo dall’ iniziale aggressione illecita.
Nella gerarchia costituzionale i > della persona sono collocati al primo posto, ante-cedendo i diritti patrimoniali: si può ricavare, allora, che non è consentito aggredire la vita altrui per difendere diritti di natura meramente patrimoniale o, comunque, gerarchicamente, inferiori alla vita e all’ integrità fisica della persona. Eppure, questo impianto, retto sulle fondamenta della Carta Costituente, spesso scricchiola quando nel dibattito politico si presenta il tema della legittima difesa. È quanto avvenuto per esempio alla fine del 2005, quando le “telecamere” dei mezzi di informazioni si sono soffermate sulle “ rapine nelle villette del nord Italia ” e quando la disciplina codicistica della legittima difesa è stata innovata con la l. 13 febbraio 2006.
Quest’ ultima ha infatti aggiunto all’ articolo 52 due nuovi commi destinati appositamente a regolamentare l’ esercizio del >: lo scopo perseguito dal legislatore tende ad ampliare i presupposti di una difesa legittima nei casi in cui l’ aggressore sorprende, appunto, l’ aggredito in casa o in un altro luogo assimilabile.
L’ aspetto di maggiore novità consiste nella modifica di disciplina proprio del requisito della proporzione, sopra analizzato: nel senso che, quando la reazione difensiva è diretta contro un “intruso” in una privata dimora, il giudice è esentato dall’ accertare in concreto se via proporzione tra la rispettiva gravità del danno minacciato e di quello subito dall’ aggressore, essendo tale proporzione presunta juris et de jure. Così, stando allo spirito dell’ innovazione legislativa, non occorrerà più che il giudice verifichi approfonditamente la congruità tra i mezzi offensivi e quelli difensivi: l’ uso dell’ arma ( o di altro mezzo difensivo violento ) dovrebbe risultare “scriminato” anche in quelle situazioni nelle quali per respingere l’ aggressore, sarebbe stato sufficiente una reazione non armata o comunque meno lesiva.
Si tratta di una riforma che ha suscitato molte riserve critiche anche all’ interno della dottrina penalistica, innanzitutto sotto il profilo politico-criminale: per un verso, vi è il rischio che la riforma veicoli il messaggio fuorviante che l’ ordinamento concede d’ ora in poi, ai cittadini onesti, la “licenza di uccidere” ladri e rapinatori che si introducono nelle abitazioni e nei negozi; per altro verso e di conseguenza, tale modifica normativa potrebbe incentivare l’ aggressività dei delinquenti quale risultato della maggiore aggressività difensiva permessa alle potenziali vittime.
Sono prorio questi i rischi che la sinistra deve combattere per affrontare la questione sicurezza, avendo sempre come punto di riferimento la Costituzione.